Tax newsletter n. 5

1.Nuova deducibilità interessi passivi società immobiliari.

La legge 244/2007 ha previsto trattamenti speciali per la deduzione degli interessi sui finanziamenti relativi a immobili. Per le società che detengono immobili “patrimonio” (si tratta, in particolare, dei fabbricati abitativi concessi in locazione), è stabilito (comma 35 della legge 244) che gli interessi di finanziamento per l’acquisto di tali fabbricati sfuggano alla indeducibilità integrale prevista dall’articolo 90 del Tuir e rientrino dunque ordinariamente nelle regole del Rol (articolo 96). Il comma 36 della legge 244 (come modificato dal Dlgs 147/2015) ha poi previsto che, per le società che svolgono prevalente attività di gestione immobiliare (oltre il 50% del valore dell’attivo costituito da immobili destinati a locazione e ricavi per oltre i due terzi da canoni di locazione), la disciplina dell’articolo 96 non si applica agli interessi passivi sostenuti su finanziamenti garantiti da ipoteca sugli immobili destinati a locazione. Interessi che dunque escono dal regime del Rol e sono interamente deducibili. Dal 2019, per effetto dell’articolo 14 del decreto legislativo Atad, il comma 36 della legge 244 è abrogato, con un conseguente nuovo regime per le immobiliari Srl e Spa: gli interessi su finanziamenti ipotecari rientrano nel regime dell’articolo 96, come ogni altro onere finanziario e saranno dunque indeducibili se eccedono il 30% del Rol. Un punto, quest’ultimo, duramente criticato nei giorni scorsi da Assoimmobiliare e Ance Tutte le società di capitali, con l’avvento del nuovo Rol “fiscale” introdotto dal decreto di recepimento della direttiva antielusione, dovranno inoltre affrontare una notevole complicazione nel calcolo della soglia di deducibilità degli interessi passivi. In luogo della determinazione basata sui dati contabili che oggi consente di avere una indicazione sul regime degli interessi semplicemente leggendo il bilancio, si prevede un meccanismo di valorizzazione delle voci di bilancio (che restano immutate, salva l’inclusione anche delle plus e minusvalenze da trasferimenti di aziende), secondo il loro importo fiscale. Quindi, come si era costretti a fare fino a qualche anno fa per calcolare l’imponibile Irap, ogni voce degli aggregati A (ricavi, proventi, contributi e incrementi di rimanenze) e B (costi della produzione) del conto economico, deve essere trasfusa nel suo valore fiscale. Si terrà conto, ad esempio, dei costi per telefoni, auto e rappresentanza, solo per l’ammontare deducibile, si considereranno i compensi ad amministratori solo se pagati, e così via.

2.Scadenza termini accertamento.

Si ricorda che a decorre dal 1° gennaio 2016 sono stati modificati i termini per l’accertamento delle imposte
sui redditi e dell’IVA prevedendo:
– l’allungamento di un anno dei termini della notifica dell’accertamento ai fini IVA e delle imposte sui
redditi, ovvero dal 31 dicembre del quarto anno al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione (settimo anno, anziché quinto, in caso di dichiarazione omessa o nulla);
– abrogando la norma che raddoppiava i termini per l’accertamento dell’IVA e delle imposte sui redditi nel caso di violazione che comporta obbligo di denuncia per uno dei reati tributari previsti dal D.Lgs. n.
74/2000.
Qui di seguiti una tabella riepilogativa dei periodi d’imposta suscettibili di accertamento.

Periodo d’imposta Anno presentazione
dichiarazione
Termine Dichiarazione omessa
2012 2013 31 dicembre 2017 31 dicembre 2018
2013 2014 31 dicembre 2018 31 dicembre 2019
2014 2015 31 dicembre 2019 31 dicembre 2020
2015 2016 31 dicembre 2020 31 dicembre 2021
2016 27 31 dicembre 2022 31 dicembre 2024
2017 218 31 dicembre 2023 31 dicembre 2025
2018 2019 31 dicembre 2024 31 dicembre 2026
2019 2020 31 dicembre 2025 31 dicembre 2027

3. Redazione e sottoscrizione libri inventari e stampa delle scritture contabili.

Il libro degli inventari per soggetti IRES, società di persone e imprese individuali in contabilità ordinaria, deve essere redatto e sottoscritto entro tre mesi dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione dei redditi (art. 15, comma 1, D.P.R. n. 600/1973 e art. 2217 c.c.).
Anche il termine per la stampa dei registri contabili tenuti con sistemi meccanografici è fissato entro tre mesi dal termine di presentazione della dichiarazione dei redditi.
A seguito della proroga del termine di presentazione della dichiarazione dei redditi dal 30 settembre al 31 ottobre (per i soggetti “solari”), il termine ultimo per la redazione e la stampa slitta al 31 gennaio 2019.

  4. Versamento saldo IMU e TASI.

Il 17 dicembre 2018 scade il termine per il versamento della seconda rata a saldo dell’IMU e a saldo della TASI, dovute per l’anno in corso (2018).
Il versamento a saldo per l’imposta IMU e TASI dovute per l’intero anno è eseguito, a conguaglio, sulla base degli atti pubblicati nel sito ministeriale entro il 28 ottobre scorso; in caso di mancata pubblicazione entro il suddetto termine si applicano gli atti adottati per l’anno precedente (è quindi necessario verificare i singoli regolamenti comunali).
Alle violazioni delle norme in materia di tributi locali si applica la disciplina generale sulle sanzioni
amministrative per la violazione delle norme tributarie (art. 16, D.Lgs. n. 473/1997). Pertanto, in caso di
omesso o insufficiente versamento dell’IMU/TASI dovuta in acconto/saldo entro le scadenze ordinarie, si
applica la sanzione del 30% dell’imposta non versata (oltre al tributo dovuto e agli interessi legali, pari allo 0,3% annuo dal 1° gennaio 2018) con l’ulteriore riduzione alla metà (15%) per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 90 giorni (art. 13 D.Lgs. n. 471/1997).
E’ comunque possibile regolarizzare l’omesso o insufficiente versamento IMU/TASI mediante il
ravvedimento operoso (ex art. 13 D.Lgs. n. 472/1997) che per i tributi locali (a differenza di quanto previsto per imposte dirette, IVA e violazioni commesse dal sostituto d’imposta) è possibile solo se la violazione non è già stata constatata e non sono iniziati accessi, ispezioni o verifiche relativi al tributo oggetto di regolarizzazione o altre attività amministrative di accertamento di cui l’interessato abbia avuto formale conoscenza.
Prima di effettuare qualsiasi regolarizzazione è opportuno verificare le modalità previste dal singolo Comune (ad esempio, invio di appositi moduli attestanti l’avvenuta sanatoria/ravvedimento).

5. Versamento acconto IVA.

Il 27 dicembre 2018 scade il termine per il versamento dell’acconto IVA.

a. Modalità di calcolo
Ai fini del calcolo dell’acconto, i contribuenti (sia mensili che trimestrali) possono adottare alternativamente uno dei seguenti metodi:
–  “metodo storico”, secondo il quale l’importo da versare è pari all’88% del versamento effettuato o che
avrebbe dovuto essere effettuato per il mese di dicembre 2017 per i contribuenti mensili (o per il IV
trimestre 2017 per i contribuenti trimestrali “per natura” ex art. 74, D.P.R. 633/1972; o del saldo a debito
della dichiarazione annuale IVA per l’anno 2017, per i contribuenti trimestrali “per opzione” di cui all’art.
7 D.P.R. 542/1999), al lordo dell’acconto già versato nell’anno precedente;
– “metodo previsionale”, in base al quale l’importo da versare è dato dall’88% dell’ammontare che si prevede di pagare in relazione alla situazione relativa all’anno in corso (mese di dicembre 2018 per i contribuenti mensili; trimestre in corso per i contribuenti trimestrali per natura; dichiarazione annuale IVA per l’anno 2018, per i contribuenti trimestrali su opzione). Utilizzando questo metodo, non si incorre in sanzioni se acconto versato per il 2018 non è inferiore all’88% di quanto effettivamente dovuto rispettivamente per il mese di dicembre, IV trimestre o dichiarazione IVA relativa al 2018 (Modello IVA 2019);

“metodo analitico delle operazioni effettuate”, per cui l’IVA dovuta in acconto è pari al 100% dell’importo derivante da un’apposita liquidazione IVA fino alla data del 20 dicembre 2018; in particolare l’acconto IVA da versare è pari alla differenza tra i seguenti due importi:

  • IVA a debito relativa: 1) alle operazioni attive “annotate” o che avrebbero dovuto essere annotate (compresi gli acquisti intracomunitari e, più in generale, gli acquisti soggetti a reverse charge) dal 1° al 20 dicembre 2018 per i contribuenti mensili (o dal 1° ottobre al 20 dicembre 2018 per i contribuenti trimestrali); 2) alle operazioni “effettuate” dal 1° novembre al 20 dicembre 2018 ma non ancora annotate, non essendo ancora decorsi i termini di emissione della fattura o di registrazione (compresi gli acquisti intracomunitari);
  • IVA a credito relativa agli acquisti e alle importazioni annotate dal 1° dicembre al 20 dicembre 2018 (o dal 1° ottobre al 20 dicembre 2018 per i contribuenti trimestrali) e dagli acquisti intracomunitari computati a debito.

Si ricorda che sul versamento dell’acconto effettuato dai contribuenti trimestrali non si applica la maggiorazione dell’1% (circ. 11 dicembre 1993, n. 40/E).

b. Modalità di versamento                                                                                                                         Il versamento dell’acconto – che non può essere rateizzato – deve essere effettuato mediante il modello F24, indicando come periodo di riferimento l’anno 2018 e utilizzando i seguenti codici tributo:

  • 6013 – versamento acconto per IVA mensile;
  • 6035 – versamento acconto per IVA trimestrale. L’ammontare dell’acconto, unitamente all’indicazione circa il metodo adottato per la sua determinazione, dovrà essere indicato nel Modello IVA 2019.

c. Casi di esclusione                                                                                                                    L’acconto non deve essere versato se l’importo risulta inferiore a 103,29 euro (art. 6, comma 4, L. n. 405/1990).

Sono tra l’altro esonerati dal versamento dell’acconto i contribuenti che:

  • ritengono di chiudere l’anno 2018 con un credito IVA (o con un debito inferiore a 117,38 euro);
  • hanno iniziato l’attività nel corso del 2018;
  • hanno cessato l’attività nel corso del 2018 (entro il 30 novembre 2018 se contribuenti mensili o entro il 30 settembre 2018, se trimestrali);
  • hanno evidenziato un credito IVA (o un debito inferiore a 117,38 euro) relativo al mese di dicembre 2017, se contribuenti mensili, o al IV trimestre/dichiarazione annuale se contribuenti trimestrali (al lordo dell’acconto già versato durante l’anno precedente);
  • hanno registrato solo operazioni esenti o non imponibili.

d. Ritardato o parziale versamento                                                                                                           I ritardati/omessi versamenti dell’acconto IVA dovuto sono così sanzionati (art. 13 D.Lgs. n. 471/1997):

  • per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 90 giorni, la sanzione ordinaria (30%) è ridotta alla metà (quindi pari al 15% dell’importo non versato);
  • per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 15 giorni, la suddetta sanzione ridotta al 15% è ulteriormente ridotta a un importo pari a 1/15 per ciascun giorno di ritardo (salva l’applicazione del ravvedimento operoso, vedi infra). In pratica, il primo giorno successivo la scadenza naturale del versamento la sanzione sarà dell’1%, il secondo giorno del 2% e così via fino al quindicesimo giorno (cd. ravvedimento sprint).

È comunque possibile regolarizzare l’omesso o insufficiente versamento IVA mediante il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. n. 472/1997), versando con il modello F24:

  • l’acconto omesso;
  • gli interessi al tasso legale (dal 1° gennaio 2017pari allo 0,3%) il cui importo non è cumulabile al tributo omesso/tardivamente versato;
  • la sanzione ridotta dovuta, modulata in modo da premiare i ravvedimenti meno distanti rispetto all’epoca in cui sorge l’obbligo tributario (art. 13, comma 1-bis, D.Lgs. n. 472/1997).

e. Omesso versamento IVA
Entro la medesima data del 27 dicembre 2018 è possibile provvedere al versamento dell’IVA relativa al 2017 per importi superiori a 250.000 euro per non incorrere nel reato penale.

 

 

 

6. Presentazione modello Intrastat.

Entro il 27 dicembre 2018 gli operatori intracomunitari con obbligo mensile devono presentare –esclusivamente in via telematica – gli elenchi Intrastat delle cessioni e prestazioni di servizi intracomunitari effettuati nel mese di ottobre. Si ricorda che dal 2018 – a seguito delle semplificazioni introdotte dal Provvedimento 25 settembre 2017, n. 194409 – gli operatori intracomunitari con obbligo mensile devono presentare – esclusivamente in via telematica – gli elenchi riepilogativi Intrastat relativi:

  • alle cessioni di beni e prestazioni di servizi intracomunitari effettuati nel mese precedente (modello INTRA- 1);
  • agli acquisti intracomunitari di beni e ai servizi ricevuti, ai soli fini statistici (modello INTRA-2), tenuto conto delle nuove soglie (200.000 euro per gli acquisti di beni e 100.000 euro per gli acquisti di servizi).

Chiarimenti in merito sono stati forniti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con Provvedimento 8 febbraio 2018, n. 13799/RU e con la successiva Comunicazione 20 febbraio 2018, n. 18558/RU.

 

 

 

 

 

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